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	<title>Come diventare un musicista di successo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 23:01:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;&#8230;.e quindi ci sono le sette note Do-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si&#8230;.&#8221; &#8211; sarebbe stato carino apprendere prima cosa fosse una nota, io al limite conoscevo il telecomando della macchinina e poche altre cose riguardanti sempre il campo applicativo ludico, per me nota non significava nulla, ma mi sforzai di capire lo stesso anche perchè l&#8217;idea di San Martino [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmusicista.wordpress.com&amp;blog=8704680&amp;post=76&amp;subd=ilmusicista&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">&#8220;&#8230;.e quindi ci sono le sette note Do-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si&#8230;.&#8221; &#8211; sarebbe stato carino apprendere prima cosa fosse una nota, io al limite conoscevo il telecomando della macchinina e poche altre cose riguardanti sempre il campo applicativo ludico, per me nota non significava nulla, ma mi sforzai di capire lo stesso anche perchè l&#8217;idea di San Martino mi allettava e continuai ad ascoltarlo.</p>
<p style="text-align:justify;">Il gioco sembrava piuttosto semplice, almeno a detta sua, con quelle poche informazioni che mi aveva dato sembrava che io potessi già eseguire le sinfonie di Beethoven senza problemi, era solo una questione di approccio e di mettere le mani al posto giusto al momento giusto, regola che avrei dovuto iniziare ad apprendere perchè più avanti nella vita mi sarebbe servita parecchio. Bastava quindi individuare il tasto di colore bianco, che non era un rettangolo perfetto ma che aveva un solo scalino nel lato destro. Do. A seguire c&#8217;erano, sempre bianchi, in ordine Re Mi Fa Sol La Si. Quelli neri si chiamavano invece Do-diesis, Re-diesis, Fa-diesis, Sol-diesis, La-diesis. Verso destra. Già, se i tasti li guardavo al contrario avevano un altro nome. O meglio è così che il mio maestro mi spiegò, o semplicemente io capii. Di certo un ragazzino di sei anni, posizionato davanti a una tastiera, che sta sforzandosi di capire cosa sia una nota, è già degno di lode se intuisce più o meno di cosa si sta parlando e come funziona il meccanismo. Invece Graziano decise di confondermi subito le idee, chiarendomi che i tasti neri verso destra si chiamavano quindi Do-diesis, Re-diesis, Fa-diesis, Sol-diesis, La-diesis ma che verso sinistra si chiamavano (da destra verso sinistra quindi) Si-bemolle, La-bemolle, Sol-bemolle, Mi-bemolle, Re-bemolle, ma seppure fosse una regola generale non valeva sempre perchè il Do-diesis veniva chiamato indifferentemente anche Re-bemolle, il Re-diesis si chiamava sempre Mi-bemolle, il Fa-diesis mai Sol-bemolle, il Sol-diesis indiffrentemente anche La-bemolle, ma il Si-bemolle sempre così perchè La-diesis era brutto. Panico. Ricapitoliamo.</p>
<p style="text-align:justify;">- &#8220;Se parto dal Do e vado verso destra, i tasti neri come li devo considerare?&#8221; &#8211; Pensai</p>
<p style="text-align:justify;">- &#8220;Diesis&#8221; &#8211; Rispose il mio cervello</p>
<p style="text-align:justify;">- &#8220;Ok, mentre se parto da destra e vado verso sinistra si chiamano?&#8221; &#8211; Mi richiesi</p>
<p style="text-align:justify;">- &#8220;Bemolle&#8221; &#8211; Prontamente rispose il mio cervello</p>
<p style="text-align:justify;">- &#8220;In realtà sono la stessa cosa?&#8221; &#8211; Mi domandai esterrefatto</p>
<p style="text-align:justify;">- &#8220;Si&#8221; &#8211; Rispose di riflesso il mio cervello, che a questo punto entrò in tilt e conseguente sciopero: perchè mai lo stesso tasto della stessa forma, dello stesso colore, doveva avere due nomi diversi?</p>
<p style="text-align:justify;">- &#8220;La musica non fa per me&#8221; &#8211; pensai, o meglio pensai cose molto peggiori, che solo un ragazzino sa pensare. L&#8217;innocenza dei bambini è meravigliosa, riescono a capire quando lanciare l&#8217;insulto giusto senza nessun tipo di filtro, essendo cattivi come solo il peggiore degli esseri umani potrebbe fare, senza rendersene conto. In tutta franchezza usano insulti verso cose o persone, solo perchè le hanno ascoltate dai grandi. Sanno benissimo quale è il significato di una parolaccia e in che momento usarla, e non si preoccupano di nient&#8217;altro, appunto perchè alla loro età l&#8217;altro non esiste, e trovarsi a studiare musica è un&#8217;impresa abbastanza ardua visto che il loro mondo è fatto solo di soldatini, macchinine e cartoni animate. Io mi trovavo a litigare coi bemolle e i diesis, ed avevo iniziato a studiare musica da mezz&#8217;ora! Tuttavia decisi di non mostrare le mie incomprensioni e continuai ad ascoltare cosa aveva da dirmi il mio nuovo maestro.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;..Queste note andranno poi scritte sul pentagramma. Ricorda bene questo nome, perchè il pentagramma ti sarà utile per tutta la vita e soprattutto quello in chiave di violino. Sarà infatti questo che noi andremo a leggere e su cui dovrai esercitarti a scrivere le note. Il pentagramma è formato da cinque righe e quattro spazi, ma si può andare anche sotto le righe o sopra, solo che non vedrai il rigo intero, il rigo o lo spazio sarà rappresentato dalla nota&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Sono passati più di vent&#8217;anni, ma anche se non esattamente in questi termini, questa fu la mia prima lezione di musica. Io avevo imparato a leggere l&#8217;alfabeto da solo un anno, e già questo buffo uomo mi parlava di leggere qualcos&#8217;altro che era composto da righe, da spazi, e da pallini che indicavano le note, in chiave di violino. Sinceramente non so a se dare la colpa alla mia distrazione di gioventù o al fatto che quell&#8217; uomo si esprimesse veramente male. Fatto sta che i suoi discorsi non avevano nè capo nè coda, erano composti di termini che io ignoravo e che pensavo non avrei capito mai nella mia vita. Oggi, riguardando al passato e provando comunque un sano affetto per quell&#8217;uomo, mi rendo conto che decise di optare per un approccio generale, ovvero darmi un&#8217;infarinatura di tutto quello che avrei imparato nel corso degli anni successivi, pensando di avere di fronte una persona che avesse la minima idea di cosa stessimo parlando, e partendo da lì avrebbe espanso il discorso nelle settimane, i mesi e gli anni che sarebbero seguiti. Il risultato che si era prefissato era quindi di impressionarmi con tutti quei termini divertenti e creare dentro di me un mistero che mi affascinasse e mi portasse ad interessarmi a scoprirne i segreti. Come in ogni pronostico che si rispetti, le sue aspettative furono deluse. Le sensazioni che io ebbi da quella lezione erano pessime, avevo immaginato la musica come una cosa estremamente divertente, che in un&#8217;ora mi aveva reso tremendamente noiosa. Avevo immaginato la musica come un hobby semplice da fare, del resto che ci voleva a suonare la batteria, tutti ne potevano essere capaci, avendo la batteria! Ma in quella misera oretta tutti i miei castelli in aria crollarono, l&#8217;hobby che mi avevano propinato era una fregatura bella e buona, era stato stravolto tutto il mio universo che ripeteva come un eco le sette note, la parola pentagramma, e che con terrore non ancora giustificato cercava di decifrare quell&#8217;ultima ed enigmatica frase: &#8220;Allora, la prossima volta parleremo del solfeggio&#8230;.&#8221;</p>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 21:16:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I miei genitori si erano guardati bene dal comprare un pianoforte nuovo. Si erano guardati bene dal comprare un pianoforte in generale. Avendo due figli fisarmonicisti, uno dei quali curioso tastierista, avevano acquistato nel corso degli anni precedenti sufficienti apparecchiature musicali. All&#8217;età di sei anni, dentro casa, nella camera che era designata come camera da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmusicista.wordpress.com&amp;blog=8704680&amp;post=61&amp;subd=ilmusicista&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">I miei genitori si erano guardati bene dal comprare un pianoforte nuovo. Si erano guardati bene dal comprare un pianoforte in generale. Avendo due figli fisarmonicisti, uno dei quali curioso tastierista, avevano acquistato nel corso degli anni precedenti sufficienti apparecchiature musicali. All&#8217;età di sei anni, dentro casa, nella camera che era designata come camera da pranzo, si potevano catalogare i seguenti strumenti:</p>
<p style="text-align:justify;">- 1 tastiera Korg Ds-8 (se ci ripenso mi commuovo)</p>
<p style="text-align:justify;">- 2 fisarmoniche, di cui una super professionale con tanto di attacco midi per poterla collegare a qualsiasi altra cosa dotata di un display che esisteva allora, e una da &#8220;allenamento&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">- 1 tromba</p>
<p style="text-align:justify;">- 1 sax contralto</p>
<p style="text-align:justify;">- 1 chitarra classica</p>
<p style="text-align:justify;">- impianto voce completo di casse e mixer con innumerevoli microfoni</p>
<p style="text-align:justify;">Il tutto era corredato dei vari optional, quindi c&#8217;erano in giro montagne di cavi, cavalletti, astucci, custodie, aste, e chi più ne ha più ne metta. Volendo dilettarsi a suonare qualcosa non mancavano certo le alternative, pertanto mi sembra sempre più assurdo che in tutto questo negozio di strumenti musicali non avesse trovato posto una piccola e insignificante batteria. Nessuno me l&#8217;ha mai spiegato e ormai ho perso la voglia di chiederlo. Il mio ruolo da quel giorno in poi sarebbe stato quello di stare seduto su uno sgabello, ma al posto di tamburi e piatti di fronte avrei avuto la ds-8.</p>
<p style="text-align:justify;">Sicuramente tra tutte le cianfrusaglie che erano ammucchiate nella stanza da pranzo/sala prove/studio, la tastiera era lo strumento che esteticamente mi attirava di più. Andavo spesso in giro per negozi di strumenti con Fabio, che acquistava spartiti, corde per la chitarra, accessori per suonare e provava le tastiere, le ultime novità. All&#8217;epoca le marche leader del settore erano la Roland e la Korg. Tutti i tastieristi nei loro discorsi tecnici litigavano su chi avesse la tastiera migliore e più bella, e la disputa aveva la stessa valenza della preferenza tra i Beatles o i Rolling Stones, o per i chitarristi la preferenza tra la Gibson e la Fender. Erano solo chiacchiere per alimentare l&#8217;invidia fra gli individui, ma tutte e due le case produttrici avevano ottimi prodotti, e in base alle proprie esigenze si riuscivano a trovare i compromessi con i modelli adatti. Inutile sottolineare che di quelle dispute a me non interessava nulla, ma anche io avevo la mia opinione. Quando andavo insieme a Fabio nel negozietto di strumenti musicali in centro infatti, mi affascinavo insieme a lui guardando le forme delle tastiere e tutte, ma proprio tutte, avevano un display piccolino, sul quale si potevano leggere delle scritte che indicavano lo strumento che al momento si stava emulando, che emanava una luce giallina. Il classico &#8220;giallo display&#8221; che anche i telefonini hanno avuto per una decina di anni (e pure questa cosa io prima o poi dovrò farmela spiegare). A un certo punto a cavallo degli ultimi anni novanta e l&#8217;inizio del nuovo secolo, la Ericsson mise sul mercato un telefonino, per carità, molto carino esteticamente, ma la sua peculiarità era il display, celestino e non giallino: quel colore faceva raggiungere al telefonino cifre sul mercato anche tre volte superiori alla media: non se ne erano accorti in dieci anni che il display giallo era orribile? Per lo stesso stupido motivo io amavo la Korg ds-8, aveva il display celestino. Quel colore a cavallo tra il verde e l&#8217;azzurro, uno smeraldo molto chiaro, che faceva la differenza. Se i suoni fossero stati una schifezza per me non sarebbe stato un gran problema, il celestino risolveva la situazione e a me quella tastiera piaceva tanto.</p>
<p style="text-align:justify;">Ora mi ci trovavo davanti, per la prima volta da solo, senza Fabio che la suonava e io che toccavo di tanto in tanto qualche pulsantino. Quel mostro elettronico, che emanava sulle mie manine dal pulsante di on/off piccole scosse, in accensione e spegnimento, era a mia completa disposizione, tutta per me, e io non avevo la più pallida idea di cosa ci dovessi fare, ma soprattutto non me ne importava un bel niente. Mi affascinava la forma, mi piacevano i colori, e mi piaceva sentirla suonare, ma non era mai stata mia intenzione nè curiosità poggiarci le mani sopra per capire come funzionasse. Qualcuno di più influente di me però aveva deciso, e io ragazzino seienne avevo messo in moto la macchina ed ero braccato dal maestro Graziano:</p>
<p style="text-align:justify;">- &#8220;Allora eccoci qua. E così vuoi imparare a suonare il pianoforte&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">- &#8220;E&#8217; ?!??!&#8221; &#8211; pensai</p>
<p style="text-align:justify;">- &#8220;Da oggi faremo un&#8217;oretta di lezione tutti i lunedi, vedrai che ti piacerà. Fra qualche settimana sarai già in grado di suonare San Martino, la conosci San Martino? Quella che fa <em>San Martino campanaro, suoni tu, suoni tu, suona le campane, suona le campane, din don dan, din don dan</em>&#8221; -</p>
<p style="text-align:justify;">Bella canzone San Martino, in effetti mi piaceva molto, e a sei anni, sapere che da li a qualche settimana l&#8217;avrei suonata tutta da solo e avrei potuto vantarmi con gli amichetti a scuola. Pensai che avevo finito la prima elementare da normale bambino che pensava a giocare a campana nel mese di giugno, e a settembre rientravo spavaldo in seconda elementare, con un consolidato hobby alle spalle che mi aveva portato a essere un perfetto esecutore della canzone San Martino! Questo fumetto che mi si disegnò vicino la testa mi convinse ad ascoltare il maestro.</p>
<p style="text-align:justify;">- &#8220;Allora, il pianoforte è uno strumento fatto di legno e di una tastiera. La tastiera si chiama così perchè è composta dai tasti che sono bianchi o neri. Non confondere la tastiera del pianoforte con la tastiera che hai di fronte, sono tutte e due tastiere, ma non sono la stessa cosa. La tastiera del pianoforte è però uguale a quella che hai di fronte, solo che è un pochino più lunga e i tasti sono più duri perchè sono pesati. Pesati non che li hanno pesati e poi li hanno messi sulla tastiera è!!! Pesati perchè hanno agganciato un peso che permette più precisione. La tastiera che abbiamo qui non ha i tasti pesati e quindi sono più leggeri, peccato perchè se avessi imparato col pianoforte poi ti sarebbe risultato più facile suonare la tastiera, ma non ti preoccupare una volta che avrai imparato a suonare la tastiera saprai suonare anche il pianoforte. E sarai bravo&#8221;-</p>
<p style="text-align:justify;">Oggi, a distanza di ventidue anni, non so che darei per vedere la mia faccia e la mia espressione a seguito di quella frase. Speravo tuttavia che avrei imparato a suonare San Martino presto, e quando mi chiese: &#8211; &#8220;Tutto chiaro?&#8221; &#8211; annuii silenziosamente. E felice di aver messo a segno il primo colpo senza problemi, Graziano disse: &#8211; &#8220;Bene, possiamo iniziare&#8221; -</p>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 16:22:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mia madre mi raccontò come erano andati i fatti, e me lo raccontò in totale indifferenza. Non aveva per niente a cuore cosa stesse passando nella mia mente in quel momento, e non si rendeva conto di quanto io ci stessi rimanendo scottato da quell&#8217;accadimento. Del resto però non posso biasimarla, un genitore non può [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmusicista.wordpress.com&amp;blog=8704680&amp;post=55&amp;subd=ilmusicista&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Mia madre mi raccontò come erano andati i fatti, e me lo raccontò in totale indifferenza. Non aveva per niente a cuore cosa stesse passando nella mia mente in quel momento, e non si rendeva conto di quanto io ci stessi rimanendo scottato da quell&#8217;accadimento. Del resto però non posso biasimarla, un genitore non può dare peso a qualsiasi capriccio faccia un bambino. Dal suo punto di vista, se mi avessero portato via la mia macchinina telecomandata, avrei reagito allo stesso modo, e forse non aveva nemmeno tutti i torti. Si sa che per un bambino le emozioni sono come un&#8217;altalena, un momento prima è triste e disperato con le lacrime agli occhi, pochi secondi dopo sprizza gioia da tutti i pori solo perchè ha visto un astuccio di matite colorate. Perciò per mia madre la mia reazione non fu allarmante, e continuò a fare le sue faccende esortandomi ad andare a giocare con qualcos&#8217;altro visto che Gilberto si era portato via la sua batteria, e io nei giorni precedenti avevo tolto la pace alla famiglia e a tutto il vicinato, finalmente le loro orecchie potevano godere di un pò di relax.</p>
<p style="text-align:justify;">Non ho mai capito, ma anche avendo provato talvolta a chiedere ai miei genitori, non ho mai avuto una risposta chiara: ho sempre avuto la sensazione che un figlio batterista non fosse il loro sogno. L&#8217;idea di sentirmi suonare o picchiare sui tamburi tutti i giorni per chissà quanti anni .non credo li rendesse fieri e felici, ed ho sempre pensato dentro di me che avessero esortato Gilberto a venire il più presto possibile a riprendersi la batteria, per non passare da carnefici ma per poter dire agli occhi di un fanciullo innocente: &#8220;Peccato, eri così bravo, ma del resto la batteria era di Gilberto, non potevamo dirgli niente, se l&#8217;è ripresa&#8230;.dai non fa nulla col pianoforte sarai bravo lo stesso&#8221;. Se tutto ciò fosse stato vero, e le loro orecchie gioivano nel sentirmi picchiare non credete che sarebbero corsi a comprarmi una batteria nuova e tutta per me il lunedi mattina stesso? Secondo me, la storia del &#8220;eri così bravo&#8221; rimane una copertura, ma è un mio piccolo segreto con me stesso, e il fatto che in questo preciso istante stia diventando di dominio pubblico non significa che ce l&#8217;abbia con i miei genitori, ma solo che forse le bugie ogni tanto le hanno dette anche loro. Va rivisitata per tanto la favola di Pinocchio, perchè ogni tanto qualche piccola bugia può essere utile e a fin di bene.</p>
<p style="text-align:justify;">Come passai la mia giornata è facilmente immaginabile. Nella mia mente un solo pensiero era ricorrente, quello che mi vedeva seduto su quello sgabello con le due bacchette ormai sfaldate in mano. Istintivamente cercavo di distrarmi, e di occuparmi di altro. Trovai sollievo davanti il mio &#8220;computer&#8221;, commodore amiga 500 potenziato e portato a commodore amiga 1000. Carino che era! Una sorta di tastiera gigante che si collegava al televisore tramite presa scart, e aveva inciso in caratteri che mi sembravano cubitali la scritta AMIGA 500. Se mi avessero detto che quell&#8217;aggeggio sarebbe stata la chiave della mia vita non ci avrei creduto, ma ora non è importante. E&#8217; importante però sapere che in quella fessurina laterale che il commodore aveva io infilavo per tutto il pomeriggio dei dischi floppy, per la precisione quattro e nell&#8217;ordine che il computer mi richiedeva, per permettere il caricamento del gioco &#8220;Street fighter II&#8221; e i relativi combattimenti. Con il joystick a forma di cloche fissato tramite quattro ventose sul comò della mia stanza, insieme con &#8220;Guile&#8221; sfogai tutta la mia tristezza.</p>
<p style="text-align:justify;">La sera a cena, nessuno parlava o si preoccupava della batteria o di chiedermi come mi sentissi, cosa stessi provando, se mi dispiacesse che Gilberto se la fosse ripresa e se volessi che me ne comprassero una tutta e solo per me. Ognuno raccontò la propria giornata, ignorando i miei stati d&#8217;animo. In particolare quella sera ce l&#8217;avevo con Fabio, che mi aveva tenuto nascosto la proprietà e la provenienza della batteria, ma soprattutto la sua temporaneità a casa nostra. Mangiai controvoglia, desideroso a quel punto solamente di mettermi davanti la tv e cercare qualche cartone animato. Era infatti molto facile imbattersi nei cartoni di Willy il coyote, Bugs bunny e tutta la serie Warner Bros nella fascia preserale, subito dopo il tg e subito prima del film. Ancora però mancava un po&#8217;, non erano nemmeno le venti, a casa mia si è sempre cenato presto ed è una tradizione che non si perde. Girovagavo perciò avanti e indietro, dentro e fuori casa, non avevo uno scopo e una meta ben precisa, avevo cenato, aspettavo i cartoni ed ero abbastanza triste. E come nei migliori film qualcuno suonò alla porta. A casa mia tutti sapevano, tutti stavano aspettando, perciò senza stupore andarono ad accogliere il nostro ospite.</p>
<p style="text-align:justify;">Il suono del campanello mi ha sempre affascinato, ogni volta che suona c&#8217;è quel mix di paura ed emozione che ti fa sentire elettrizzato. L&#8217;entusiasmo di scoprire chi è che in quel momento cerca proprio te, e ha fatto chissà quanta strada solo per venire a trovarti da sempre una sensazione di benessere. Ovviamente non stiamo parlando del campanello che suona la domenica mattina alle otto e due signori, di solito un uomo ed una donna, insistono per farti convertire alla loro religione. Non era domenica mattina, e quel suono di campanello non mi preoccupò, mi esaltò, visto che le poche volte che avevamo ospiti erano sempre nel fine settimana, e in quelle occasioni io ero sempre molto felice e spensierato, un campanello che suonava in un giorno anonimo era un fuori programma che per un attimo mi rese tutto eccitato.</p>
<p style="text-align:justify;">Tutti sapevano, tutti lo stavano aspettando, avevano già preparato l&#8217;aperitivo da offrirgli (in genere un bicchiere di vino bianco se aveva già cenato, o un bitter se ancora doveva farlo) ed io invece, io che avevo passato la giornata a giocare a street fighter con il pensiero rivolto alla batteria, mi ero totalmente scordato che dalle ore 20 alle ore 21 in casa l&#8217;ospite fisso del lunedi sarebbe stato Graziano, il mio nuovissimo maestro di pianoforte!</p>
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		<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 14:48:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Arrivò dunque il lunedi. Diciamocelo, non serve crescere, diventare adulti, lavorare o andare a scuola per capire che il lunedì è davvero una giornataccia. E&#8217; l&#8217;eco che l&#8217;ambiente che ti circonda si porta appresso a farti capire che il lunedì è il giorno peggiore della settimana, e che di lunedì ce ne sarà sempre ancora uno. Da adulti, si usa il fine settimana per rilassarsi, si riescono a fare in nei due giorni del week end tutte le attività che ci si era ripromessi di fare durante la settimana, e quando arriva il lunedì mattina suona la sveglia e ti rendi conto che è ora di riiniziare, e questo solo pensiero è sufficiente per renderti nervoso. Da bambini le cose sono essenzialmente diverse, seppure le sensazioni sono le stesse. Ogni giorno, quando non si hanno responsabilità, vale l&#8217;altro e quindi non c&#8217;è grossa differenza fra il martedi e il venerdi. Arriva però il fine settimana quando tutta la famiglia si ritrova unita a pranzo, a cena, e si esce, si va al lago a fare la passeggiata o a mangiare il gelato. Di colpo il lunedì mattina ti svegli esattamente come tutti i giorni ma in casa non c&#8217;è nessuno, il papà a lavoro, i fratelli a scuola e la mamma che prepara la colazione. Andavo a dormire la domenica sera felice di aver passato due giorni stupendi, pieni, insieme a tutta la mia famiglia e mi svegliavo il lunedi mattina, con entusiasmo pronto a vivere un&#8217;altra giornata come la precedente e mi ritrovavo solo soletto con mia madre. Non ci ho messo molto a realizzare quindi che il lunedi fosse un giorno pessimo e non ci ho messo molto ad iniziare a farmi i conti su quando arrivasse questo giorno. Fatto sta che ancora oggi, anche se ho regolato il mio orologio biologico nel godermi il fine settimana e accusare meno il lunedi mattina, non è che mi stia proprio tanto simpatico come giorno. Il maestro Graziano, scelse proprio quel giorno per iniziare ad insegnarmi il pianoforte, e per tutti i lunedì della mia vita ormai mi vedevo rinchiuso in quella prigione di tasti bianchi e neri.</p>
<p style="text-align:justify;">Quel lunedi mattina dell&#8217;anno 1987 forse fu il più traumatico che io ancora oggi riesca a ricordare. Erano ormai un paio di giorni che mi dilettavo sullo sgabello della batteria. Ormai ero quasi un fenomeno da baraccone, tant&#8217;è che il mio padrino arrivò da Roma con la telecamera, un vero status symbol per quell&#8217;epoca, per riprendermi mentre mi cimentavo ai tamburi. Avevo però fatto un terribile errore, che non avrei mai ripetuto in vita mia, e al mio piccolo cuoricino quell&#8217;errore costò caro. La mattina che sollevai per la prima volta il telo bianco che copriva la batteria, non mi sono chiesto nè da dove venisse nè tantomeno per quale motivo quello strumento fosse finito proprio dentro casa mia, e ho completato questo madormale errore non informandomi presso i miei genitori o parenti su quelle questioni. Ero troppo preso, e non mi importava cosa ci facesse lì quella cosa, ormai c&#8217;era ed era a mia completa disposizione per sempre. Il lunedi mattina, mi alzai nel solito silenzio tipico di quel giorno, differente dal vocìo che c&#8217;era solo qualche ora prima, e sicuro che fosse proprio lunedi perchè l&#8217;officina meccanica del signor Mario aveva riiniziato a fare i test-drive sui trattori, che per la pace delle nostre orecchie rimanevano spenti nel fine settimana. Accompagnato dal rumore ingolfato del trattore quindi, scesi da mia madre per iniziare la mia giornata. Era ancora estate per me, la seconda elementare sarebbe iniziata solo fra un paio di settimane o forse tre, ma cosa importava? Del resto che mio padre non ci fosse, che il mio fratello maggiore Massimo stesse lavorando e che il mio fratello Fabio, sempre maggiore ma più piccolo di Massimo, stesse studiando, a me cosa importava? Avrei fatto colazione, qualche cartone di quelli bellissimi che facevano negli anni 80 e poi, in sella al mio sgabello per suonare la batteria! Essendo un bambino, la sera non facevo tardissimo, anche perchè la domenica tra messa, pranzo, pomeriggio in giro e giochi con tutta la famiglia, era sempre una giornata stancante e alla sera crollavo facilmente davanti la tv nel mio letto. Non mi preoccupavo perciò di quello che continuava a fare la mia famiglia. E quella sera non mi preoccupai che a casa venne Gilberto per trovare Fabio. Gilberto era il cognato di Graziano, il mio maestro di pianoforte che avrebbe iniziato proprio quel lunedi a insegnarmi l&#8217;arte, e in più suonava in una piccola orchestrina con Fabio, in cui si dilettava a fare il batterista. Sembra che il giovedi sera precedente, avessero avuto qualche tipo di contrattempo in sala prove o in un concertino, non ricordo purtroppo, ma per tale motivo Gilberto chiedette a Fabio se per favore potesse lasciare parcheggiata la sua batteria a casa nostra un paio di giorni, in modo da venirsela a smontare e riprendere in un momento di calma. Ovviamente Fabio concesse questo favore all&#8217;amico, non poteva nemmeno lontanamente immaginare che questa cosa avrebbe creato dei problemi a qualcuno, figuriamoci se si potesse immaginare che questa vicenda mi avrebbe spezzato il cuore.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo i cartoni animati aprii finalmente la porta del garage, e serenamente il mio sguardo si aspettava di incrociare il telo bianco che come tutte le mattine, come ormai mi sembrava di fare da anni, avrei tirato via e avrei iniziato a suonare. Purtroppo però mi resi conto quasi subito che c&#8217;era qualcosa che non andava, perchè il solito posto della batteria era vuoto. Rimasi senza fiato un secondo, con calma e terrore mi voltai lentamente verso destra, poi verso sinistra, ma l&#8217;unica cosa che riuscii a scorgere fu il telo bianco, che copriva la mia amata fino alla sera prima, ripiegato con cura su di una sedia.</p>
<p style="text-align:justify;">Ero assalito dal panico, anche se le sensazioni vere che provai in quel momento non le saprei spiegare, non saprei spiegare cosa prova un bambino che non trova più il suo giocattolo, e per me quello non era un giocattolo. Anche adesso ho la pelle d&#8217;oca ripensando a come mi sentii in quell&#8217;istante, e in preda allo shock più totale, corsi da mia madre a cercare spiegazioni con un barlume di speranza che l&#8217;avessero solo spostata da un&#8217;altra parte.</p>
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		<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 10:06:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era un peccato che il mio vicino di casa fosse un rivenditore di macchine agricole. Dalla strada principale, dove peraltro il traffico era abbastanza intenso, un cancello in ferro color grigio chiaro parecchio rovinato faceva da ingresso a quello che io ho sempre chiamato &#8220;lo sfasciacarrozze&#8221;. Quel cancello immetteva in un vialetto non molto lungo, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmusicista.wordpress.com&amp;blog=8704680&amp;post=42&amp;subd=ilmusicista&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Era un peccato che il mio vicino di casa fosse un rivenditore di macchine agricole. Dalla strada principale, dove peraltro il traffico era abbastanza intenso, un cancello in ferro color grigio chiaro parecchio rovinato faceva da ingresso a quello che io ho sempre chiamato &#8220;lo sfasciacarrozze&#8221;. Quel cancello immetteva in un vialetto non molto lungo, ma abbastanza largo da poter ospitare sui lati una moltitudine di ferri vecchi ed arrugginiti e lasciare una strada che portasse verso il capannone dove invece erano custoditi gli ultimi ritrovati in fatto di trattori e agricoltura. Ai lati della strada invece c&#8217;erano trattori che non si sarebbero accessi nemmeno cosparsi di benzina, fregature varie che il mio vicino, sapiente venditore, spacciava ai suoi clienti come l&#8217;affare del millennio. Sono passati più di venti anni, ma ogni volta che torno a casa rivedo molti di quei trattori, che erano già arrugginiti allora, figuriamoci adesso. Percorsa tutta la strada del posto si arrivava dunque all&#8217;ingresso del magazzino per i prodotti nuovi o all&#8217;ingresso dell&#8217;officina meccanica. Tutto il materiale del vialetto era posto al riparo sotto delle sicurissime lamiere. Il tizio aveva fatto costruire delle impalcature molto simili a quelle che si usavano nei parcheggi degli autogrill qualche anno fa, quei posti che non avevano nessun gusto estetico e soprattutto nessuna utilità. Parcheggiavi la macchina sotto quella lamiera mentre andavi a prendere il caffè, magari per tenerla un pochino all&#8217;ombra e ritrovarla leggermente più fresca al ritorno. Nei cinque minuti della sosta per il caffè e il bisognino invece, quelle lamiere provocavano sulla macchina un effetto serra amplificato, col risultato che al ritorno ti avvicinavi sorridente carico e pronto per riprendere il viaggio, ma il volante con tutte le plastiche interne erano ormai tutte sciolte e stavano iniziando a svilupparsi le prime fiamme. Ora, erano gli anni 80, anni che sono famosi per il dubbio senso del gusto che governava la vita dei terrestri, i materiali poi erano quelli che erano, non c&#8217;erano le nanotecnologie e le fibre di carbonio, gli autogrill se ne sono accorti e hanno buttato giù i loro parcheggi e ne hanno costruiti di nuovi, moderni, belli, visivamente accattivanti e che riparano davvero dal sole. Il mio vicino ha ancora la stessa struttura.</p>
<p style="text-align:justify;">Già nella mia infanzia mi rendevo conto che era veramente un peccato avere quel tipo come vicino. Del resto da uno come lui non ci si poteva aspettare niente di buono. Era un venditore, tra i più perfidi e senza cuore in circolazione, che vendendo macchine agricole sfruttava la povera gente, agricoltori che con le sue macchine dovevano curare il proprio orticello o piccolo campo per tirare su la famiglia e cercare di sbarcare il lunario. Lui li convinceva, li persuadeva, li costringeva a pensare che ciò che stavano ammirando era il trattore dei loro sogni, e un momento dopo non ne voleva sapere più nulla. Non ha mai applicato garanzie di nessun tipo e non si è mai posto il problema. Come non si è mai posto il problema che la sua officina meccanica scaricasse i residui di olio e gasolio nel fossato della signora Domenica, confinante con la sua proprietà sul lato ovest. La signora era solita piantare del granturco nel suo piccolo appezzamento di terreno, che veniva contaminato costantemente con olio motore, benzina, saponi industriali e schifezze varie. Quante volte ho visto i vigili venire a fare dei controlli, e quante volte sono andati via stringendosi la mano col sig. Mario (padrone del negozio) compiacendosi per l&#8217;ottimo lavoro svolto dalla sua azienda. Una persona così non si preoccupava di certo dell&#8217;impatto ambientale, e questo per la mia bella casetta è sempre stato un grosso problema. Lo sfondo in cui questa era immersa purtroppo, pur essendo una piccola villetta monofamiliare, che allora aveva un orribile colore arancione mattone, circondata dal verde e inserita in un contesto residenziale estremamente tranquillo, aveva come neo la terribile visione di quei ferri arrugginiti, contenuti solo da una rete metallica anch&#8217;essa arrugginita, che veniva fuori da un muro grezzo di mattoni grigi, il tutto sovrastato da tremende lamiere. Oltre al danno visivo, non dimentichiamo che il posto aveva un&#8217;officina meccanica per trattori, e se avete la più pallida idea di che rumore faccia un trattore acceso, provate a immaginare che rumore possa fare un trattore acceso dal meccanico: &#8220;Vai! Accelera! Portalo al massimo che voglio sentire quel rumorino! Nooo! Così no! Attento che cade! Passami il martello! Bum Bum Bum! Porco &#8230;. si è rotto!&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Era un vero peccato che il mio vicino di casa fosse quel tipo senza cuore, e proprietario di quello scempio. I suoi interessi hanno rovinato il bel rapporto che c&#8217;era con tutto il vicinato, costringendo i miei genitori e gli altri vicini, a trovarsi spesso a parlare solo per causa sua, e a non vivere una vita spensierata da buoni vicini, organizzando cene all&#8217;aperto, festicciole, o semplici incontri tra di loro. La maggior parte delle conversazioni e degli incontri che ho visto con i vicini di casa erano finalizzate a gettare veleno su di quella persona, che stava inquinando i campi circostanti, rovinando con i gas la salute di tutti noi. Io però, a tutto questo ancora non ci facevo caso, ma odiavo il sig. Mario in maniera profonda, odio che mi porto ancora dentro. Odiavo lui, la sua attività e tutte le persone che lavoravano per lui perchè a causa sua io non potevo avere un animale domestico, e quel gattino o cagnolino che tanto desideravo non avrei mai potuto averlo. I miei genitori mi raccontavano infatti, che una volta regalarono un gattino ai miei fratelli. Il gattino nel suo dolce bighellonare e gironzolare quotidiano se ne andò a passeggio nella proprietà del mio vicino. Del resto era tutto aperto, ma per un gatto non sarebbe stato comunque un gran problema. Il gattino però a un certo punto sparì, e i miei fratelli sconvolti lo cercarono per tutto il giorno, chiamandolo e rivoltando tutti gli angoli in cui avrebbe potuto essersi cacciato. Tornò solo qualche ora dopo, completamente ricoperto di olio usato per motori, e stremato. Dio solo sa  il meccanico Franco cosa avesse sadicamente fatto a quel gattino, che dopo pochi giorni morì. Da allora i miei genitori si rifiutarono di prendere un animale domestico per evitargli la stessa sorte, e per evitare lo strazio che a un bambino questa cosa avrebbe lasciato.</p>
<p style="text-align:justify;">Strazio che purtroppo provai lo stesso, qualche mese più tardi.</p>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 16:56:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il maestro Graziano era una brava persona, si vedeva. Uomo di mezza età, con una cattedra come professore di educazione tecnica alle scuole medie, e una passione smisurata per la musica che cercava di trasmettere ai suoi allievi e a tutti i suoi parenti. Il suo strumento principale era il violino, anche se si trovava [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmusicista.wordpress.com&amp;blog=8704680&amp;post=31&amp;subd=ilmusicista&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Il maestro Graziano era una brava persona, si vedeva. Uomo di mezza età, con una cattedra come professore di educazione tecnica alle scuole medie, e una passione smisurata per la musica che cercava di trasmettere ai suoi allievi e a tutti i suoi parenti. Il suo strumento principale era il violino, anche se si trovava perfettamente a suo agio con la fisarmonica in braccio, e suonava saltuariamente anche chitarra e tutto quello che poteva emettere un suono o un rumore. Con le sue sole forze era riuscito a mettere su un&#8217;0rchestrina di sole fisarmoniche, con cui andava in giro per feste e manifestazioni, proponendo i pezzi classici del liscio riadattato per gli strumenti che aveva a disposizione. Anche i miei fratelli ogni tanto prendevano parte a questi concerti, in quanto Graziano era stato anche il loro maestro anni addietro, e come un rispettabile allenatore effettuerebbe un turn over, così anche il direttore d&#8217;orchestra dava a tutti i suoi allievi un piccolo spazietto prima o poi. Era appena giunto il mio momento di entrare a far parte della scuderia.</p>
<p style="text-align:justify;">Il maestro spinse con i miei genitori un bel pò affinchè cambiassero idea e mi facessero iniziare agli studi della fisarmonica, ma per fortuna avendo già due figli esperti fisarmonicisti decisero di variare un pò il genere della famiglia e restarono fedeli alla linea del pianoforte. Aprendo una breve parentesi, devo dire che anche se ero davvero piccolino e il maestro mi fosse estremamente simpatico con quella sua aria buffa e sempre rilassata seppur indaffarato, non è che riponessi molta fiducia in lui. Il fatto che fosse polistrumentista, con una miriade di impegni diversi che spaziavano dalla scuola alle lezioni di violino, chitarra, fisarmonica, non mi davano la sicurezza della specializzazione, e del suo riuscire a dedicarsi per bene alla mia preparazione. A tutto questo va aggiunto che la mia mente, il mio cuore, e tutta la mia eccitazione erano rivolti a quella meravigliosa e luccicante batteria che avevo appoggiata in garage, con quel suo telo bianco sopra. Il mio unico pensiero, da poche ore a quella parte, era sedermi su quello sgabello, prendere le bacchette e iniziare a percuotere tutto senza pietà. Mi stavo innamorando perdutamente: stavo per imbattermi nella mia prima cotta, nella mia prima delusione d&#8217;amore e per questo avvenimento non avevo una donna, ma una serie di tamburi! Il pianoforte, per me, era uno strumento di una tristezza estrema, anche dal punto di vista cromatico. La batteria era colorata, i piatti di ottone, le aste di metallo brillante, e i rivestimenti dei legni verniciati di un rosso lucido meraviglioso. Il pianoforte nero, con i tasti bianchi e &#8230; neri. Che fantasia! Nessuno si è mai posto il problema di renderlo un pochino più moderno? Basterebbe poter personalizzare la cassa armonica e almeno l&#8217;approccio psicologico con lo strumento sarebbe meno traumatico. Evidentemente questa povertà cromatica non è stata mai notata da nessuno e solo io avevo problemi con quell&#8217;oggetto, ma ormani non potevo più oppormi, visto che Graziano e i miei genitori stavano ormai giungendo all&#8217;accordo per la formazione del nuovo Beethoven, e in silenzio io osservavo il mio destino che si compieva.</p>
<p style="text-align:justify;">Con un sorriso di soddisfazione ed una calorosa stretta di mano, le due parti prendenti parte all&#8217;accordo si salutarono avendo messo in chiaro le seguenti modalità:</p>
<p style="text-align:justify;">- Le lezioni sarebbero durate massimo un&#8217;ora il lunedi sera dalle 20 alle 21</p>
<p style="text-align:justify;">- La lezione si sarebbe tenuta esclusivamente presso il mio domicilio, pertanto qualsiasi contrattempo o problema sarebbe potuto dipendere solo dal maestro o da catastrofi naturali o dalla mia casa che aveva preso fuoco</p>
<p style="text-align:justify;">- Nell&#8217;ora di lezione era inclusa la teoria musicale e il solfeggio</p>
<p style="text-align:justify;">- Il costo mensile era di lire 40.000, convogliate a lire 10.000 ogni lezione per l&#8217;impossibilità da parte del maestro di garantire 4 lezioni mensili.</p>
<p style="text-align:justify;">- Avendo un maestro a domicilio non potevo inventarmi frasi del tipo: &#8220;Sono andato benissimo oggi a lezione&#8221; perchè tutta la mia famiglia era nella stanza di fianco ed ascoltava in diretta</p>
<p style="text-align:justify;">- Il mio futuro era totalmente nelle mani di quell&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align:justify;">Erano davvero poche ore che avevo iniziato ad avere un approccio verso uno strumento musicale di tipo percussivo, e già mi ritrovavo un maestro dentro casa che era pronto a illuminarmi sui segreti delle sette note: non posso certo dire che la mia famiglia mi abbia fatto mancare qualcosa! Sono uno dei fortunati bambini che abbia ottenuto una cosa più o meno simile a quella che desiderava, ma che non c&#8217;entra assolutamente nulla con quella che in realtà gli piaceva. Un paradosso magnifico, che mi aveva lasciato perplesso, soprattutto perchè ancora non stavo realizzando che da li a un paio di giorni avrei inizato a trovarmi in mano libri con dei simboli stranissimi, che avrei dovuto interpretare in tempo reale e tradurre su una tastiera praticamente tutta uguale dove i rettangolini bianchi e quelli neri non erano messi a casaccio, e ognuno rappresentava una cosa diversa. Senza sapere nemmeno di che si trattasse, stavo per iniziare a studiare il pianoforte, avevo un maestro a domicilio, che aveva già istruito i miei fratelli dieci anni prima, i libri ce li avevo già e per iniziare avrei usato la tastiera elettronica di mio fratello Fabio. I miei mi avevano appioppato una bella fregatura, ma io non ne avevo la più pallida cognizione, perciò appena il maestro Graziano andò via da casa mia deciso ad iniziare le lezioni il lunedi successivo, io mi risedetti alla mia postazione sul mio amato sgabello, presi le bacchette e continuai a picchiare sulla batteria di cui mi stavo innamorando sempre di più.</p>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 21:11:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[I - Capitolo 1]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;anno 1987 per il piccolo paese da cui provengo non è stata un&#8217;annata molto particolare, non ci sono stati avvenimenti significanti nè tantomeno catastrofi naturali, a differenza dell&#8217;anno precedente in cui si verificò un&#8217;abbondante nevicata che per una località posta praticamente a livello del mare è una cosa assai rara. Non è necessario però che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmusicista.wordpress.com&amp;blog=8704680&amp;post=27&amp;subd=ilmusicista&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">L&#8217;anno 1987 per il piccolo paese da cui provengo non è stata un&#8217;annata molto particolare, non ci sono stati avvenimenti significanti nè tantomeno catastrofi naturali, a differenza dell&#8217;anno precedente in cui si verificò un&#8217;abbondante nevicata che per una località posta praticamente a livello del mare è una cosa assai rara. Non è necessario però che ci siano avvenimenti socialmente rilevanti per far diventare un anno o semplicemente un periodo importante per una persona, e per me, l&#8217;anno 1987, fu davvero importante. La casa dei miei genitori, situata in una zona abbastanza tranquilla, era un posto molto caloroso dove vivere. Io, l&#8217;ultimo di tre fratelli, nato a distanza di 11 anni dal più giovane, ero la mascotte di casa, sempre vispo e allegro e pronto a far guai&#8230;.del resto da un bambino di 6 anni cosa ci si può aspettare? Mi lanciavo con la mia bicicletta di seconda o terza mano per il vialetto di casa come un missile, e quando incontravo la piccola gradinata del portone di ingresso, mi divertiva da morire saltare sul gradino più basso e percorrerlo in lungo come se fosse il ponticello in legno pericolante di un fiume sospeso su di un torrente pieno di coccodrilli e bestie feroci. Quante rovinose cadute ho rischiato e quante purtroppo non sono riuscito ad evitare lungo quel minuscolo vialetto che mi sembrava un&#8217;autostrada: ne porto ancora oggi addosso le cicatrici sulle ginocchia, e devo dire che ne vado molto fiero, le reputo le mie medaglie d&#8217;oro al valore per il notevole sprezzo del pericolo. Era molto semplice divertirsi a casa mia, o forse ero io che mi divertivo molto più semplicemente. Mi bastava la mia bici, il mio pallone di cuoio tutto rotto o il mio modellino di aeroplano &#8211; caccia F15 interamente montato e dipinto da me: orribile! &#8211; per essere il bambino più appagato del mondo.</p>
<p style="text-align:justify;">I miei fratelli si chiamano Massimo e Fabio, ed hanno 13 e 11 anni più di me. Facendo un paio di semplici calcoli, quando io avevo 6 anni Massimo ne aveva 19 e Fabio 17: adolescenti in piena tempesta ormonale che non avevano nessuna intenzione di perdere tempo con un mocciosetto che voleva giocare a nascondino. Non significa che loro non siano stati presenti negli anni della mia infanzia o che io non li abbia presi come punto di riferimento, ma già allora capivo per qualche strano motivo  che Fabio studiava come un ossesso, era sommerso di compiti al pomeriggio e alla sera era abbastanza stressato; Massimo all&#8217;epoca faceva un pesante lavoro in cantiere come modellatore di ferro, si alzava all&#8217;alba e la sera rincasava stremato. Ovviamente si dedicavano a me solo in quel poco di tempo libero che avevano, ed io ero felicissimo così: me li godevo quando potevano e per il resto della giornata mi tenevo impegnato sfruttando semplicemete la mia fantasia. Essenzialmente ero un figlio unico con due fratelli, avrei scoperto solo qualche anno più tardi che ero invece si un figlio unico, ma con tre padri!</p>
<p style="text-align:justify;">I ritmi di Massimo e Fabio erano diametralmente opposti: Massimo si alzava prestissimo, rincasava stremato e la sera crollava davanti alla tv, ma solo dopo aver deciso quale programma vedere ed avere sequestrato il telecomando, così che Fabio era costretto a vedere un programma che non gli destava il minimo interesse anche se Massimo dormiva dopo dieci minuti dall&#8217; inizio. Questo provocava le ire di Fabio, che borbottando cercava di riprendersi il telecomando, con conseguente risveglio di Massimo che lo ammoniva farfugliando: &#8220;Smettila, sto guardando&#8221;. Come facevano a non sfidarsi ogni volta a duello e a scegliere le armi di distruzione di massa io non l&#8217;ho mai capito, come non ho nemmeno mai capito se Massimo stesse davvero guardando, mentre dormiva, i programmi che sceglieva, se a Fabio interessasse davvero cambiare canale o se era semplicemente una questione di principio. Fatto sta che a me i miei fratelli così diversi piacevano, ed ero felice di essere loro fratello. E poi anche essendo due persone così diverse avevano in comune una cosa, oltre al fatto di essere fratelli: erano tutti e due musicisti! Oddio, forse musicisti all&#8217;epoca era una parola un tantino azzardata, specialmente per quanto riguarda Massimo, ma tutti e due suonavano la fisarmonica e Fabio si dilettava addirittura anche con la tastiera. Anche qui però c&#8217;è un fitto mistero, perchè in realtà da quello che mi ricordo nessuno dei due aveva mai scelto o sognato la carriera del musicista o della rockstar, ma sembrerebbe che la forte influenza del signor Aldo, il nostro capofamiglia, avesse portato i miei fratelloni ad imbracciare il loro primo strumento. Praticamente il nostro paparino, affascinato dal soave suono della fisarmonica, e dalla compagnia che questa teneva nelle serate in cui tutto il vicinato si riuniva per assaggiare il vino novello prodotto da tal dei tali, decise per tutti e due che prendessero lezioni di musica. Credo che i miei fratelli gli abbiano dato immense soddisfazioni, perchè questa tattica mio padre la utilizzò anche con me, improvvisandosi di nuovo profeta qualche anno più tardi.</p>
<p style="text-align:justify;">Non ricordo i dettagli della faccenda, ma una mattina appena sveglio scesi giù nella nostra dependance &#8211; chiamiamola così &#8211; e trovai un misterioso oggetto in garage coperto da una tovaglia bianca. Quel mostro con le antenne gigante rispetto alla mia statura mi incuriosì parecchio, specialmente perchè vedevo spuntare pezzi di ferro ovunque, uno sgabello fuori dal telo e un paio di strane bacchette di legno in terra. Senza chiedere ovviamente permesso di sbirciare tolsi la maschera al mostro e quella che vidi fu una batteria: quella cosa che io vedevo sbattere in televisione da persone che si contorcevano come forsennati, e che all&#8217;apparenza si divertivano da morire! &#8220;Ok&#8221; &#8211; pensai &#8211; &#8220;Le bacchette si prendono qui, io mi siedo da quest&#8217;altra parte&#8221; e iniziai a menare&#8230;.Picchiavo, menavo, cercavo un ritmo che non esisteva, e mi contorcevo, imitavo quelli che vedevo in tv senza sapere nemmeno che stessi facendo. Tutta la mia famiglia però si accorse di quello che stavo facendo, tant&#8217;è che richiamati dal baccano che stavo creando organizzarono la processione verso il garage. Mi guardavano, e ridevano soddisfatti e orgogliosi del loro bambino piccolino che si stava divertendo. Non so cosa passò nella mente di mio padre in quel momento, e che tipo di associazione fece, ma la visione di me dietro la batteria credo lo riempì di orgoglio, mi guardava con gli occhioni pronti ad esplodere di lacrime per la commozione&#8230;dopo essere riuscito a trasmettere perfettamente la sua passione per la fisarmonica agli altri due figli ora vedeva che un altro componente della famiglia era portato per la musica, e in quel momento mi parve di leggere chiaramente dall&#8217;espressione dei suoi occhi la frase che gli passava per la mente: &#8220;Piccolo mio, tu si che sarai un grande pianista!&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">Il giorno dopo, il maestro Graziano era stato convocato a casa mia per decidere i giorni in cui insieme a lui avrei iniziato lo studio del pianoforte.</p>
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		<title>Capitolo 1</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 11:06:04 +0000</pubDate>
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		<title>Prefazione</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 11:02:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilmusicista</dc:creator>
				<category><![CDATA[* Prefazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Il mio nome non ha importanza, alla fine non è quello che fa il musicista di successo. Il nome d&#8217;arte invece si. La triste verità è che un nome d&#8217;effetto attira a sè l&#8217;attenzione più o meno come farebbe una donna nuda all&#8217;interno di un vagone della metropolitana, perciò senza pensarci su due volte un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmusicista.wordpress.com&amp;blog=8704680&amp;post=11&amp;subd=ilmusicista&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Il mio nome non ha importanza, alla fine non è quello che fa il musicista di successo. Il nome d&#8217;arte invece si. La triste verità è che un nome d&#8217;effetto attira a sè l&#8217;attenzione più o meno come farebbe una donna nuda all&#8217;interno di un vagone della metropolitana, perciò senza pensarci su due volte un musicista rinnega la sue origini, rinnega la sua identità e si nasconde dietro una maschera che si cuce addosso, creando un personaggio che interpreterà per gran parte della sua vita, spesso purtroppo solo per esigenze di spettacolo o di &#8220;copione&#8221;. Si studiano nei minimi particolari il look, le movenze, il modo di parlare, il modo di guardare, il colore dei capelli, la forma degli orecchini, il numero dei tatuaggi, e si ricerca minuziosamente tra le divinità, gli antenati, gli idoli, gli oggetti di uso comune e le lingue straniere l&#8217;ispirazione del proprio nome d&#8217;arte, della propria nuova identità. Lavorando di anagramma, di fantasia e in combinazione gran parte delle volte con una lingua straniera, si può trasforma il banalissimo nome di battesimo &#8220;Massimo Potenza&#8221; in un sicuramente più gagliardo e d&#8217;effetto &#8220;Max Power&#8221;, il rocker d&#8217;eccellenza che brucia i palchi dopo aver tenuto un concerto. Anche io, trascinato da una corrente difficilmente risalibile, sono cascato nella tela ed ho creato per me stesso una nuova identità, un altro me stesso che può fare sul palco qualsiasi cosa esclusivamente perchè il nome glielo permette.  In quest&#8217;opera mi limiterò semplicemente ad appellarmi  &#8220;Il musicista&#8221;, anche perchè alcuni vincoli contrattuali non mi permetterebbero di tenere un blog di questo tipo, e poi non dimentichiamoci che dobbiamo sempre rispettare le norme sulla privacy.</p>
<p style="text-align:justify;">Una volta entrati nel mondo della musica, ci si inizia a guardare intorno, si cerca innovazione ma si guarda ai capisaldi, si cercano spunti e alla fine si finisce sempre per imitare qualcuno che è riuscito davvero ad avere successo, sicuramente per il meritato talento, ma forse anche perchè faceva molti meno calcoli di quanti ne faccia un qualsiasi &#8220;artista&#8221; dei giorni nostri. Ci si interessa perciò alle vite di quegli idoli, di quei mostri sacri del passato che ancora oggi a nominarli fanno venire i brividi, gente che ha scritto canzoni che a distanza di 50 anni la gente canta ancora come se passasse per radio ogni dieci minuti e si cerca di capire, come se fosse quello il trucco, quale è l&#8217;avvenimento delle vite di queste persone che li ha resi leggenda, quale sia stato l&#8217;attimo della svolta senza il quale oggi non sarebbero nessuno. Vediamo qualche esempio di artisti abbastanza conosciuti:</p>
<p style="text-align:justify;">Freddie Mercury &#8211; vero nome Farrokh Bulsara. Nasce nel 1946 a Stone Town, una cittadina dell&#8217;isola di Zanzibar. Figlio di un cassiere della Segreteria di Stato per le Colonie di religione zoroastriana. Si trasferisce a Londra a causa della rivoluzione di Zanzibar all&#8217;età di 17 anni, si diploma in arte e design grafico poco più tardi e si nota da subito un talento innato eccezionale. Inizia a suonare con varie band emergenti che si formano e si sciolgono come i brufoli e durante una di queste esperienze fa amicizia con Bryan May e Roger Taylor. I tre fondano insieme i Queen, probabilmente il miglior gruppo di tutti i tempi per idee, esecuzione, spettacolo e capacità. Muore all&#8217;età di 45 anni per AIDS, causa degli eccessi della sua sessualità e della sua vita da rockstar riconosciuta. Il destino ha voluto che la strada di Freddie avesse le buche e le svolte decisive nei punti e nei momenti giusti, il suo modo di morire poi ha amplificato l&#8217;eco del mito che si era creato negli anni di successo.</p>
<p style="text-align:justify;">Elvis Presley &#8211; vero nome Elvis Aaron Presley. Nasce a Tupelo (Mississipi) nel 1935, da un padre di origini scozzesi senza un lavoro fisso e madre che faceva quadrare come poteva i conti facendo dei piccoli lavori serali. Fin da subito in lui c&#8217;è qualcosa di speciale, sopravvive infatti al gemello, che purtroppo muore alla nascita. Taciturno e solitario anche quando si trasferì con la famiglia a Memphis, si fece regalare la sua prima chitarra ad 8 anni affascinato dai musicisti che suonavano in Chiesa la domenica. Per aiutare economicamente la famiglia faceva il camionista, e un giorno passando davanti la Sun Records con il camion vide un cartello su cui c&#8217;era scritto: &#8220;per un dollaro chiunque può incidere un disco da portarsi a casa&#8221;, e pensò di fare un regalo di compleanno alla madre. Fu un vero disastro per quasi tutta la notte, fin quando decise di incidere una cover &#8220;That&#8217;s all right mama&#8221; con un ritmo frenetico. In quella notte Elvis stava inventando il Rock &#8217;n&#8217; roll, di cui sarebbe diventato il re indiscusso di li a qualche anno. La sua vita venne trascinata nel corso degli anni dal successo, e nel 1977 all&#8217;età di 42 anni Elvis pare che venga trovato morto nella sua stanza da bagno. La sua morte però ancora oggi a distanza di 30 anni è avvolta da un alone di mistero, sembra possa essere stata una messinscena per ritirarsi a vita privata e riprendere in mano le redini della sua vita. Sono migliaia le persone che ancora oggi affermano che Elvis sia vivo, ma tutto questo vociare non serve ad altro che ad alimentare il mito che ormai è indistruttibile.</p>
<p style="text-align:justify;">Kurt Cobain &#8211; vero nome Kurt Donald Cobain. Nasce il 20 Febbraio 1967 a Seattle da padre meccanico e una madre che si alterna tra l&#8217;impiego di barista e quello di segretaria d&#8217;ufficio. Quando Kurt ha 8 anni i genitori divorziano, e questo tremendo trauma l&#8217;accompagnerà per tutta la vita, rendendolo introverso e infelice. All&#8217;età di 15 anni riceve in regalo la sua prima chitarra elettrica con cui inizia a comporre le sue prime canzoni, e all&#8217;età di 18 anni la madre lo allontana di casa e va a vivere sotto un ponte per un periodo di tempo. Si trasferisce poi a Olympia presso un suo amico per 8 mesi mantenendosi come insegnante di nuoto<strong>. </strong>La personalità più controversa e forse la rock star più assurda che il mondo abbia conosciuto, aveva già tentato il suicidio da adolescente, faceva un uso massiccio di droghe ed entrò nel tunnel dell&#8217;eroina insieme alla moglie Courtney Love noncuranti della loro bimba. Kurt Cobain è morto suicida con un colpo di fucile alla tempia all&#8217;età di 27 anni, a quanto pare per entrare nel &#8220;club 27&#8243; (Jim morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Brian Jones e anni più tardi Kurt Cobain). Nato da umile famiglia, dopo aver cavalcato il mondo ha deciso di scendere mentre il cavallo era in corsa.</p>
<p style="text-align:justify;">Di personaggi famosi, che siano stati dello spettacolo, della musica o semplicemente personalità che hanno segnato un&#8217;epoca se ne potrebbero citare decine. Ognuno con la sua storia, ognuno con il destino che sembrava scritto. Ogni loro biografia è un thriller appassionante, con vicissitudini di ogni genere, siano essi sbandati rocker maledetti o premi nobel per la pace. C&#8217;è un solo filo conduttore nelle vite degli artisti che sono diventati miti della musica, il loro talento innato e palesato in giovanissima età, ma soprattutto la tenacia con cui hanno coltivato e percorso la strada della loro passione, aiutati sicuramenti da un pizzico di fortuna nel riuscire a trovarsi nel posto giusto al momento giusto davanti la persona giusta, e al grido de &#8220;la fortuna aiuta gli audaci&#8221; hanno fatto forse l&#8217;unica cosa di cui erano veramente capaci.</p>
<p style="text-align:justify;">Sono un musicista, nato 50 anni dopo Elvis Presley, in un periodo in cui il rock era nel suo punto di massimo splendore, dopo aver ascoltato le voci leggendarie dei gruppi degli anni 60/70. Vengo da un paesino di provincia e mi sono trasferito all&#8217;età di 18 anni a Roma per studiare. La mia famiglia ha origini modeste, padre operaio e madre casalinga, e ho avuto il mio primo strumento musicale all&#8217;età di 6 anni. Ho suonato con i gruppi più strani e i generi più disparati e ho iniziato a comporre canzoni solo dopo essere diventato un bravo interprete di cover. Alla fine anche io ho trovato le persone che mi hanno aiutato a crescere come compositore, come cantante, come frontman e come musicista, ed eccomi qua: ho tutte le carte in regola e sono pronto a diventare una leggenda del rock!</p>
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		<title>Introduzione</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 09:39:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilmusicista</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ho la più pallida idea se faccia parte del patrimonio genetico dell&#8217;individuo o semplicemente se sia una effettiva turba psichica, ma personalmente ho sempre desiderato essere un artista. E&#8217; qualcosa che risiede dentro di te, cerchi di esprimerti già quando ti regalano quel giocattolo che desideravi tanto, ma che poi guardi e proprio non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmusicista.wordpress.com&amp;blog=8704680&amp;post=3&amp;subd=ilmusicista&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Non ho la più pallida idea se faccia parte del patrimonio genetico dell&#8217;individuo o semplicemente se sia una effettiva turba psichica, ma personalmente ho sempre desiderato essere un artista. E&#8217; qualcosa che risiede dentro di te, cerchi di esprimerti già quando ti regalano quel giocattolo che desideravi tanto, ma che poi guardi e proprio non ti piace. Allora lo smonti in mille pezzettini, lo colori, cerchi di mettere insieme dei pezzi che tra loro non hanno alcuna superficie di contatto &#8211; arrivando anche a tagliarli e scavarli col taglierino se necessario &#8211; finisci il tuo lavoro con una serie di viti che non sai ormai dove andare ad infilare e il risultato è: orribile! Prima avevi una favolosa macchinina telecomandata rosso fiammante, ora hai una specie di carrello della spesa in miniatura con tanto di fiamme colorate sul cofano che hai proovveduto a mettere al posto della cappotta, vetri oscurati da un pesante pennarello nero indelebile &#8211; ove chiaramente hai deciso di lasciare il vetro perchè lo ritenevi assolutamente necessario &#8211; e il posteriore della macchinina sovrastato da un pesante alettone costruito con il cartone della pasta barilla che la mamma aveva acquistato in super offerta e che ormai hai ridotto a brandelli, lasciando i maccheroni liberi di scorazzare nella cucina. Chiaramente è inutile dire che la macchinina prima correva fluida lanciandosi in tutte le direzioni, ed ora il nuovo risultato va esclusivamente a marcia indietro, bloccata da non si sa bene quale meccanismo, ma sofferente e profondamente invidiosa della libertà di cui godono i maccheroni barilla. Eppure&#8230;eppure questo risultato ti riempie di orgoglio, hai l&#8217;adrenalina a livelli impensabili; hai chiamato l&#8217;ingegnere che era dentro di te, l&#8217;hai pregato di dirti come si faceva a smontare la macchinina e dopo che te l&#8217;ha spiegato l&#8217;hai licenziato perchè era arrivato il momento dell&#8217;artista, la sua inutilità era palese. E che artista! Sei riuscito a distruggere tutto ciò che aveva senso pratico, estetico e funzionale in pochi minuti, non è mica cosa da tutti. Se poi aggiungiamo che hai appena compiuto 5 anni&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Nello sviluppo della mia fantasia artistica ho sempre avuto un bel da fare, dovevo tenermi impegnato per non far assopire la creatività che era dentro di me, così tra una macchinina e l&#8217;altra impugnai in mano la mia prima matita e il mio primo colore. Se devo essere sincero ho sempre prediletto la matita, il chiaroscuro. Non c&#8217;è una motivazione conscia perchè in realtà nella vita preferisco i colori sgargianti, brillanti e vivaci. Semplicemente forse ho ritenuto più saggio imparare a utilizzare bene un solo colore piuttosto che imparare a utilizzarne tanti e sentirmi criticare dalle donne che quell&#8217;accostamento era orribile. Si si, pensandoci bene la situazione è proprio questa. Mi iscrissi persino a un corso di arte pomeridiana che tenevano all&#8217;istituto d&#8217;arte del posto dove vivo e mi dilettavo a riprodurre opere di grandi maestri classici sempre con la mia matitina a punta 2B. Fu in quegli anni che la mia passione smisurata per l&#8217;arte mi portò ad innamorarmi perdutamente del capolavoro dei capolavori: La cappella Sistina, ed in particolare &#8220;La creazione di Adamo&#8221;, opera che ancora oggi a distanza di parecchi anni dal mio primo sguardo mi fa venire la pelle d&#8217;oca.</p>
<p style="text-align:justify;">In tutto questo tempo passato a coltivare un hobby come potevo non imbattermi nella creatività dialettica? Come potevo io, fantasioso ragazzino cresciuto &#8211; pieno di sogni nel cassetto &#8211; non avere la malsana idea di scrivere un libro? Un libro? Come si scrive un libro? Ci vuole padronanza di linguaggio, termini che non sono di uso comune che riescano a catturare il lettore e che ne facciano la tua preda. Soprattutto in un mondo frenetico per scrivere un libro, ma come per fare qualsiasi cosa fatta bene, ci vuole una buona idea e del tempo per svilupparla. Una buona idea&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Un thriller poliziesco!&#8221; &#8211; smettila, non sei mai riuscito a capire chi fosse l&#8217;assassino dalle prime battute di un film, e nemmeno alla fine i passaggi ti erano chiarissimi.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Un romanzo di fantasia!&#8221; &#8211; Tipo? Il signore degli anelli? Che fai, ti insulti da solo o aspettiamo che lo faccia anche qualcun altro?</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Una storia d&#8217;amore!&#8221; &#8211; Hai finito di pensare stupidaggini?</p>
<p style="text-align:justify;">La verità è una sola ed ha varie sfaccettature: iniziando dal fatto che non sono uno scrittore e non ho nemmeno a disposizione questo gran vocabolario, non ho nemmeno i mezzi e le capacità per inventare una storia di sana pianta e farla filare liscia dall&#8217;inizio alla fine. Seppure avessi avuto l&#8217;idea geniale, le capacità per metterla in atto, il lessico appropriato, il tempo per svilupparla concluderla e revisionarla, credete davvero che qualcuno avrebbe pubblicato il mio libro? Il libro di uno che non sa nemmeno come si domanda all&#8217;editore: &#8220;Scusi vorrebbe pubblicare il mio libro?&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;inverosimilità di tutto questo processo, come vedete, mette a nudo la triste verità che io non pubblicherò mai un libro. Questo però non vuol dire che io mi debba arrendere. Ed è qui che l&#8217;artista che è in me ha tirato fuori dal cappello l&#8217;idea di sfruttare il web per narrare le mie gesta. Già perchè ancora non sapete che la mia vera passione, il motore della mia vita è la musica. ebbene si, sono ventidue anni che mi posso definire musicista, quasi ventitre.</p>
<p style="text-align:justify;">Avete la minima idea di cosa significhi sognare di essere un musicista di successo? I perversi meccaniscmi che si scatenano dentro di te e i muri che bisogna scavalcare e quelli contro i quali si va a sbattere? Bene ve li racconterò io, in un modo che spero sia di innovazione per la letteratura. Sfrutterò il web e userò la politica e il linguaggio dei blog per fare la cronaca della mia carriera (che giudicherete voi stessi se sia di successo oppure no). Ogni giorno invece del mio &#8220;diario quotidiano&#8221; scriverò un paragrafo di questa storia. Non costringerò il lettore ad essere incatenato nei meccanismi di un libro, ma sarà libero di entrare e uscire dalla storia quando vuole, andando a ricercare esclusivamente i particolari che più gli interessano senza per forza dover leggere &#8220;tutte le pagine&#8221; del libro. Darò vita a questo libro di getto, metabolizzando le parti precedenti e riflettendo accuratamente sulle parti successive prefiggendomi come limite quello delle 24 ore di modo che in 365 giorni il libro conoscerà la parola fine. E sono sicuro che ogni giorno susciterà un&#8217;emozione diversa in chi legge, ma soprattutto in me che lo scriverò. Per voi sarà un modo nuovo, a tratti divertente, di conoscere i retroscena di chi sogna. Per me sarà un modo per non cancellare quello che mi porto dentro e che mi ha reso quello che sono.</p>
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