Non ho la più pallida idea se faccia parte del patrimonio genetico dell’individuo o semplicemente se sia una effettiva turba psichica, ma personalmente ho sempre desiderato essere un artista. E’ qualcosa che risiede dentro di te, cerchi di esprimerti già quando ti regalano quel giocattolo che desideravi tanto, ma che poi guardi e proprio non ti piace. Allora lo smonti in mille pezzettini, lo colori, cerchi di mettere insieme dei pezzi che tra loro non hanno alcuna superficie di contatto – arrivando anche a tagliarli e scavarli col taglierino se necessario – finisci il tuo lavoro con una serie di viti che non sai ormai dove andare ad infilare e il risultato è: orribile! Prima avevi una favolosa macchinina telecomandata rosso fiammante, ora hai una specie di carrello della spesa in miniatura con tanto di fiamme colorate sul cofano che hai proovveduto a mettere al posto della cappotta, vetri oscurati da un pesante pennarello nero indelebile – ove chiaramente hai deciso di lasciare il vetro perchè lo ritenevi assolutamente necessario – e il posteriore della macchinina sovrastato da un pesante alettone costruito con il cartone della pasta barilla che la mamma aveva acquistato in super offerta e che ormai hai ridotto a brandelli, lasciando i maccheroni liberi di scorazzare nella cucina. Chiaramente è inutile dire che la macchinina prima correva fluida lanciandosi in tutte le direzioni, ed ora il nuovo risultato va esclusivamente a marcia indietro, bloccata da non si sa bene quale meccanismo, ma sofferente e profondamente invidiosa della libertà di cui godono i maccheroni barilla. Eppure…eppure questo risultato ti riempie di orgoglio, hai l’adrenalina a livelli impensabili; hai chiamato l’ingegnere che era dentro di te, l’hai pregato di dirti come si faceva a smontare la macchinina e dopo che te l’ha spiegato l’hai licenziato perchè era arrivato il momento dell’artista, la sua inutilità era palese. E che artista! Sei riuscito a distruggere tutto ciò che aveva senso pratico, estetico e funzionale in pochi minuti, non è mica cosa da tutti. Se poi aggiungiamo che hai appena compiuto 5 anni…
Nello sviluppo della mia fantasia artistica ho sempre avuto un bel da fare, dovevo tenermi impegnato per non far assopire la creatività che era dentro di me, così tra una macchinina e l’altra impugnai in mano la mia prima matita e il mio primo colore. Se devo essere sincero ho sempre prediletto la matita, il chiaroscuro. Non c’è una motivazione conscia perchè in realtà nella vita preferisco i colori sgargianti, brillanti e vivaci. Semplicemente forse ho ritenuto più saggio imparare a utilizzare bene un solo colore piuttosto che imparare a utilizzarne tanti e sentirmi criticare dalle donne che quell’accostamento era orribile. Si si, pensandoci bene la situazione è proprio questa. Mi iscrissi persino a un corso di arte pomeridiana che tenevano all’istituto d’arte del posto dove vivo e mi dilettavo a riprodurre opere di grandi maestri classici sempre con la mia matitina a punta 2B. Fu in quegli anni che la mia passione smisurata per l’arte mi portò ad innamorarmi perdutamente del capolavoro dei capolavori: La cappella Sistina, ed in particolare “La creazione di Adamo”, opera che ancora oggi a distanza di parecchi anni dal mio primo sguardo mi fa venire la pelle d’oca.
In tutto questo tempo passato a coltivare un hobby come potevo non imbattermi nella creatività dialettica? Come potevo io, fantasioso ragazzino cresciuto – pieno di sogni nel cassetto – non avere la malsana idea di scrivere un libro? Un libro? Come si scrive un libro? Ci vuole padronanza di linguaggio, termini che non sono di uso comune che riescano a catturare il lettore e che ne facciano la tua preda. Il vero problema però, in un mondo che vuole dei ritmi di vita forsennati e a volte insopportabili, è trovare il tempo per sedersi davanti ad una tastiera o un foglio bianco e iniziare a mettere nero su bianco una buona idea per la tua opera prima. Una buona idea…
“Un thriller poliziesco!” – smettila, non sei mai riuscito a capire chi fosse l’assassino dalle prime battute di un film, e nemmeno alla fine i passaggi ti erano chiarissimi.
“Un romanzo di fantasia!” – Tipo? Il signore degli anelli? Che fai, ti insulti da solo o aspettiamo che lo faccia anche qualcun altro?
“Una storia d’amore!” – Hai finito di pensare stupidaggini?
La verità è una sola ed ha varie sfaccettature: iniziando dal fatto che non sono uno scrittore e non ho nemmeno a disposizione questo gran vocabolario, non ho nemmeno i mezzi e le capacità per inventare una storia di sana pianta e farla filare liscia dall’inizio alla fine. Seppure avessi avuto l’idea geniale, le capacità per metterla in atto, il lessico appropriato, il tempo per svilupparla concluderla e revisionarla, credete davvero che qualcuno avrebbe pubblicato il mio libro? Il libro di uno che non sa nemmeno come si domanda all’editore: “Scusi vorrebbe pubblicare il mio libro?”
L’inverosimilità di tutto questo processo, come vedete, mette a nudo la triste verità che io non pubblicherò mai un libro. Questo però non vuol dire che io mi debba arrendere. Ed è qui che l’artista che è in me ha tirato fuori dal cappello l’idea di sfruttare il web per narrare le mie gesta. Già perchè ancora non sapete che la mia vera passione, il motore della mia vita è la musica. ebbene si, sono ventidue anni che mi posso definire musicista, quasi ventitre.
Avete la minima idea di cosa significhi sognare di essere un musicista di successo? I perversi meccanismi che si scatenano dentro di te, i muri che bisogna scavalcare e quelli contro i quali si va a sbattere? Bene ve li racconterò io, in un modo del tutto innovativo per la letteratura. Creerò il primo “reality book” sfruttando il web, e userò la politica e il linguaggio dei blog per fare la cronaca della mia carriera (che giudicherete voi stessi se sia di successo oppure no). Ogni giorno invece del mio “diario quotidiano” scriverò un paragrafo della mia storia e insieme ai vostri consigli e commenti al mio modo di raccontarla porterò questo libro nella giusta direzione, narrando gli avvenimenti in perfetto stile 2.0. Non costringerò il lettore ad essere incatenato nei meccanismi di un libro, ma sarà libero di entrare e uscire dalla storia quando vuole, andando a ricercare esclusivamente i particolari che più gli interessano senza per forza dover leggere “tutte le pagine” del libro. Darò vita a questo libro di getto, metabolizzando le parti precedenti e riflettendo accuratamente sulle parti successive prefiggendomi come limite quello delle 24 ore di modo che in 365 giorni il libro conoscerà la parola fine. E sono sicuro che ogni giorno susciterà un’emozione diversa in chi legge, ma soprattutto in me che lo scriverò. Per voi sarà un modo nuovo, a tratti divertente, di conoscere i retroscena di chi sogna. Per me sarà un modo per non cancellare quello che mi porto dentro e che mi ha reso quello che sono.